Happydent e Acquabomber: l'insana passione italiana di inglesizzare tutto.

topic posted Sun, December 14, 2003 - 10:54 PM by  Billy
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Nei giorni scorsi la stampa italiana e' stata impegnata nel raccontare le vicende di Acquabomber, ora scalzato dalle prime pagine dalla cattura di Saddam.

Chi e' Acquabomber? E' qualcuno (o piu' di uno, per via dell'emulazione) che si e' messo a siringare varechina o detersivo nelle bottiglie dell'acqua minerale.

Ora, al di la' dell'idiozia di un simile gesto, e' curioso vedere come la stampa ci sia andata a nozze, chiamandolo "Acquabomber".

Tutto deriva dal caro vecchio Theodore Kaczynski, che voi d'oltreoceano conoscete meglio di noi. Kaczynski fu chiamato "UnABomber" per via dei suoi primi bersagli: "UNiversity Airlines Bomber".

In Italia abbiamo avuto un bombarolo nel triveno. Naturalmente, per la stampa italiana, e' diventato "unabomber", perche' un nome inglese e' sempre piu' cool.
Ora che un idiota mette schifezze, nell'acqua minerale, e' diventato "Acquabomber", quando il termine "acquabomber" non ha alcun significato (di certo non crea bottiglie dell'acqua esplosive)... e in questo caso andrebbe chiamato "waterbomber".

Perche' questa perversita' nello scimmiottare i nomi anglofoni?

Beh, mentre ci penso, mastico una "Happydent" che rendera' certamente i miei denti piu' felici...
posted by:
Billy
Italy
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  • si acquabomber è veramente orribile, peggio pure di "killeraggio" in voga durante le elezioni, ma ci sono altri termini pseudoinglesi che esistono solo da noi, che dire di "footing"? Oppure dei giornalisti che inseriscono "killer" per descrivere chi commette omicidi, tipo "baby killer" che seguendo la logica dovrebbe essere uno che uccide i neonati invece sono i minorenni assassini...
    Poi io lavorando come designer nel settore IT ne sento di tutti i colori, gente che dice "ASAP" o "uploadare" "shareare" "sendare" e non via ICQ, SMS o simili, che almeno avrebbe una scusa, ma nei normali discorsi!
    • Ue', ASAP lo uso anche io... che dovrei dire, al PPP?
      • si :) conosco un prof al politecnico di genova che ha nella sua bio la sua data di nascita e "asap", una roba tipo 1945-ASAP
        • Quello che mi ha fatto troppo ridere ultimamente del uso di inglese in Italia era una certa marca di tonno in scatola con una apertura "IZI-PIL" o qualcosa di genere. Dovrebbe significare "easy peel," cioe' facile da aprire. E mi chiedo, chi e' che lo capisce veramente?

          Quando ero piccola, cerano anche le pubblicita' per i prodotti americani o inglese, pero' con una pronuncia italiana. Tipo: COL-GAH-TAY, invece di "COAL-GATE." Il dentifricio Colgate.

          Mi da sempre piu' fastidio ogni anno sentire piu' inglese in Italia. Ero traumatizata sentire mia nonna (chi non aveva mai imparato piu' di 2-3 parole di inglese quando avevo perso l'italiano [tutt'un'altra storia]), dicendo "lei fa babysitter part-time."
          • Aahahaha
            Si', l'"izi-pil" (riomare) e' veramente assurdo! Ovviamente, non lo capira' mai la massaia media, ma una parola in finto inglese fa sempre piu' "figo".
            Qualche anno fa hanno lanciato una nuova versione del detersivo Dixan, il "Dixan mega-pearls". La pronuncia utilizzata (negli spot) era pero' diversa dalla corretta inglese, "pearls" veniva pronunciato "perl". Pronunciare "dixan mega pirls" probabilmente era troppo simile a "pirla".
            Il Colgate resta pronunciato come se fosse una parola italiana (beh, per fortuna :)

            Sempre per restare in tema di "che bello scimmiottare gli inglesi", c'e' chi parla di "mass media" pronunciandolo all'inglese ("mass midia"), quando il termine "media" deriva direttamente dal latino.

            E cosi' c'e' chi di fronte ad una scelta difficile tra due opzioni scrive di essere dinanzi un "out-out" (pensando di scrivere correttamente cio' che in latino e' Aut-Aut).

            Che tristezza :-)
        • > 1945-ASAP

          Questa e' carina :)
          Alla prima occasione la uso anch'io..
          Poi, dato il tempo i prof rimangono incollati alla poltrona,
          uno che pensa di levare il disturbo ASAP, non puo' essere che
          apprezzato...

          Personalmente, non potrei fare a meno di un sostanziale numero
          di parole inglesi. Le traduzioni italiane sanno tanto di
          nazionalismo stantio e possono creare confusione.

          Per lo stesso motivo, sono costretto ad usare napoletanismi
          una volta ogni tanto (*)

          BTW :) l'importante e' non cadere nel ridicolo. O almeno realizzare quando ci si cade.

          (*) Ai madrelingua: in che lingua contate o fate le operazioni
          aritmetiche ? Se qualcuno vi taglia la strada, in che lingua
          profferite insulti oltraggiosi ?

          P.S. Un MP3 carino, anche se probablimente lo conoscete gia'
          in molti:
          www.cs.brandeis.edu/~gim/Sha...adini.mp3

    • Ora rispondo con piu' calma da casa...
      Forse succede lo stesso anche in Giappone? Sarebbe interessante sentire qualche nippofilo.

      Credo che il fenomeno di usare parole inglesi invece di quelle italiane sia tanto piu' forte quanto piu' ci si avvicini a Milano, la vera capitale italiana dell'"ai tec" o del "cool".

      "Si' scusa, ora sono a un brunch, dopo ho una call con la nostra business unit inglese, ci vediamo al coffee break"... e' un viziaccio quello di prendere parole inglesi e usarle come fossero italiane... cosi' come i "neo-verbi" che tu hai citato: "uploadare", "sharare", "sendare" and so on... (ops! :)

      Il mondo dell'IT (pardon, dell'informatica) e' zeppo di parole inglesi: quello pero' che trovo odioso e' applicare le regole della grammatica inglese alle parole inglesi in frasi italiane.
      Un semplice esempio: la frase inglese "i'm sending you two files" in italiano dovrebbe diventare "ti mando/ti sto mandando due file", senza la "s", del plurale.
      Le parole straniere, quando usate in italiano, restano solitamente sempre al singolare (ed infatti, con le parole che sono di uso corrente da parecchio tempo questo avviene "sono andato a fare un giro in alcuni bar", "nel mio quartiere affittano dei garage".

      Uffa, sono stato prolisso come al solito :)
      • Ho continuato questo discorso con mio padre (italiano, trevigiano) e mio marito (messicano) e abbiamo scoperto che nonostante la prossimita' tra gli Stati Uniti e Messico, ci sono piu' parole inglesi che si usa in Italia che si usa in Messico. Alcuni di queste parole sono piutostto vecchie--clacson, pullman... Poi, ci sono parole inglesi in italiano che significano altre cose che significano in italiano--smoking, philadelphia...

        Mio marito ha notato che ci sono parole che si usano nei "border towns" in Messico che sono in fondo tra inglese e spagnolo, "Spagnlish."
        • Unsu...
           
          eeeehhhh miei cari italian speakers c'era forse bisogno di una prova in più della colonizzazione americana in italia? irriducibili al contrario i francesi che nel loro (a questo punto sano) sciovinismo usano sempre la versione francese delle parole che da noi sono irrimediabilmente inglesi. un esempio su tutti: l'ordinateur invece del computer... e se noi ricominciassimo a chiamarlo calcolatore elettronico?! molto vintage no? anzi no, molto... d'annata?!
          nota di biasimo mostruosa per out out... l'ho visto in giro anche io e che tristezza!
          • Mic
            Mic
            offline 2
            Sono d'accordo in linea di massima, che diavolo, "media" pronunciato "midia" è veramente il colmo :)
            Un po' meno sul protezionismo linguistico francese, che rimane secondo me comunque sciovinismo: tradurre mouse con raton è ridicolo, ho letto una volta un vecchissimo manuale d'uso di un pc, e non credo ci sia qualcuno che non si sarebbe messo a ridere leggendo "muovere il topo sulla scrivania"....
            Inoltre, ci sono dei termini che tradotti in italiano perderebbero di significato, perché nella loro lingua originale hanno una serie di sfumature che nessun termine italiano ha.... ad esempio "file" come lo tradurreste? Documento? Non è la stessa cosa, non si può dire "un documento eseguibile" per indicare un programma...
            Bisognerebbe usare dei criteri di ragionevolezza (forse è proprio questo il problema? :):):)) : se si tratta di un termine tecnico nato in inglese, come "mouse", "file", "folder", lasciamolo così... ma perché vergognarci della nostra lingua? Suggerirei di leggere un libretto di Schopenauer (l'avrò scritto bene? boh? :)) di cui non ricordo il titolo, qualcosa tipo "l'arte di scrivere", e sentire cosa ne pensava lui (documentandolo, ovviamente... :)) della maggior parte delle lingue europee, e in particolare dell'inglese... appena lo trovo lo posto qui.
          • Mic
            Mic
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            Sono d'accordo in linea di massima, che diavolo, "media" pronunciato "midia" è veramente il colmo :)
            Un po' meno sul protezionismo linguistico francese, che rimane secondo me comunque sciovinismo: tradurre mouse con raton è ridicolo, ho letto una volta un vecchissimo manuale d'uso di un pc, e non credo ci sia qualcuno che non si sarebbe messo a ridere leggendo "muovere il topo sulla scrivania"....
            Inoltre, ci sono dei termini che tradotti in italiano perderebbero di significato, perché nella loro lingua originale hanno una serie di sfumature che nessun termine italiano ha.... ad esempio "file" come lo tradurreste? Documento? Non è la stessa cosa, non si può dire "un documento eseguibile" per indicare un programma...
            Bisognerebbe usare dei criteri di ragionevolezza (forse è proprio questo il problema? :):):)) : se si tratta di un termine tecnico nato in inglese, come "mouse", "file", "folder", lasciamolo così... ma perché vergognarci della nostra lingua? Suggerirei di leggere un libretto di Schopenauer (l'avrò scritto bene? boh? :)) di cui non ricordo il titolo, qualcosa tipo "l'arte di scrivere", e sentire cosa ne pensava lui (documentandolo, ovviamente... :)) della maggior parte delle lingue europee, e in particolare dell'inglese... appena lo trovo lo posto qui.

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